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Progetto

Nell’estate 2014, una giovane ragazza Maasai ha raggiunto una “pastora” piemontese sui pascoli delle Alpi Marittime. Due donne lontanissime tra loro, diverse per colore di pelle, generazione e lingua hanno vissuto una stagione d’alpeggio insieme, condividendo il lavoro, raccontandosi la loro storia, riconoscendosi più vicine.

Le loro voci arrivano da lontano. Silvia si muove tra elementi primordiali, produce il formaggio con gli strumenti dei suoi antenati, ha tramandato la passione a suo figlio come in un rituale. Leah ha impressi a fuoco sulla pelle i simboli di un popolo pastore che ancora sopravvive sugli altipiani del Kenya. L’una e l’altra incarnano culture che oggi si trovano di fronte a scelte decisive, necessarie per la loro sopravvivenza. Ilmurrán significa “guerrieri”, perché la loro è una storia di resistenza.

L’incontro è nato come un’esperienza antropologica a tutti gli effetti, realizzata in regime di completa autoproduzione dall’Associazione Culturale Geronimo Carbonò.

Film

I contenuti di questa storia hanno origine da strade e radici (routes/roots). Un cammino in montagna, deserto verde in cui si incontrano vite separate, tenute insieme da un tempo ancestrale.

Un film interamente sui “masai” – africani e italiani – inseguendo i confini dello stereotipo e ricercando l’essenza di un popolo nomade, di fiera saggezza. Un film sui “masai” in cui i colori si confondono. Il deserto è verde, il formaggio è fatto da mani nere. Un insieme di valori che si allontana dalla geografia, la testimonianza di una possibile fratellanza universale.

La visione si trasforma in idea per tornare a essere immagine.
Fare questo film per aprire porte chiuse, falsificare la realtà per renderla più reale, giocare con la serietà e la tristezza imposta di un mondo che in cuor suo non vorrebbe fare altro che giocare bene, per liberarsi.

Il film come frutto ultimo di un’esperienza di vita, un lavoro collettivo, un’alchimia fatta di sensazioni, di spazi condivisi, di malumori e malintesi, di bolle sotto i piedi, di serate in cui decidere come procedere, di segreti per alcuni da proteggere, per altri da ricercare e svelare.

Abbiamo bisogno di metafore, abbiamo bisogno soprattutto di immaginarci semplici.
Cosa ci potrebbe essere di più semplice e forte che una progressiva, naturale empatia tra queste due donne così diverse?
Di fronte a Leah e Silvia, abbiamo voglia di stare ad ascoltare.

Abbiamo desiderio di stare ad ascoltare.
Abbiamo necessità di sederci e ascoltare.

Libro

La pubblicazione di un libro è apparsa necessaria lungo la stagione di riprese.
La condivisione di un’esperienza per tutti inedita, il contesto di alta montagna, la progressiva compenetrazione delle nostre vite con il lavoro di Silvia e Simone e con la vicenda biografica di Leah ne hanno determinato il bisogno.

Nel corso delle riprese questo film è definitivamente uscito dal film, questa storia ha iniziato a essere una storia condivisa, un’esperienza intensa di vita. L’immagine serviva per catturare contenuti impercettibili, contenuti che in qualche modo richiedevano di essere rielaborati nel silenzio notturno di una tenda.

Il libro è il diario di un viaggio durato due anni, che ha portato due perfetti sconosciuti a smuovere energie e burocrazie, a fare incontrare persone per liberare una sensazione di fratellanza intravista in una chiacchierata sospesa nel cielo africano.

Il libro permette inoltre di rendere pubbliche le tante importanti testimonianze raccolte in montagna, che per motivi tecnici sono state escluse dal film.
Emergono così i vari aspetti della vita d’alpeggio e la stretta relazione che c’è tra l’ascolto dell’ambiente e l’aderirvi di una cultura.
In particolare, grazie alla narrazione di due donne emblematiche, emerge una visione della questione femminile secondo aspetti inconsueti.

Il testo comprende anche due contributi utili per approfondire i contesti di azione.
Kepha Ngito, scrittore keniota, descrive le differenti percezioni generazionali nell’Africa contemporanea, mentre Nicola Duberti, linguista e poeta dialettale, descrive le peculiarità storiche della minoranza linguistica kjé nella formazione del popolo pastore piemontese.

Leah

Nata nel 1990 (secondo i documenti, 1989) al confine tra il Kenya e la Tanzania, Leah proviene da una famiglia maasai tradizionale, dedita alla pastorizia nomade e di composizione poligamica.

La sua infanzia è trascorsa nella serenità della vita comunitaria, tra i primi rudimenti di un mestiere collettivo. Presto però Leah ha visto nell’istruzione l’unica via di fuga verso un destino segnato da precise pratiche tradizionali, che colpiscono soprattutto le giovani ragazze.

Il termine Ilmurrán nella lingua maa non ha declinazione al femminile, eppure Leah è una guerriera, nel senso più autentico del termine. Combatte per la propria gente la battaglia più difficile, quella che va portata avanti contro certe consuetudini arcaiche che portebbero alla distruzione e alla definitiva estinzione della cultura maasai.

Per questo Leah è in viaggio, per questo è passata in montagna. Rappresenta un’avanguardia che si avventura in territori inesplorati, una viaggiatrice che raccoglie patrimoni di conoscenza verso una casa del ritorno che continua a essere la meta ultima del viaggio.

Durante il periodo trascorso in Italia, Leah è stata conosciuta e successivamente accolta dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (CN) in quanto detentrice di una ricchezza culturale importante. Attualmente vive a Bra.

Silvia

Silvia è la primogenita di una famiglia di pastori. Dal 1964 porta i suoi animali nel Vallone della Meris, area naturale al centro del Parco delle Alpi Marittime.

Il mondo della pastorizia piemontese è un ambiente prevalentemente maschile, reso tale non solo dalle condizioni difficili in cui deve essere portato avanti, ma da una tendenza culturale consolidata nel corso dei secoli.

Silvia sconvolge questo tacito equilibrio. Il carattere nomade della pastorizia bergera la porta ogni maggio in montagna, dove conduce in solitudine i lavori d’alpeggio e la produzione a mano di un formaggio eccezionale. Negli ultimi anni ha trasmesso un lavoro che è principalmente passione al figlio Simone, che rappresenta oggi l’ultimo anello di una lunga catena.

La presenza di Silvia è uno spazio di generosa e coraggiosa umanità in un vallone semideserto. Un rifugio alpino, nei due mesi centrali della stagione d’alpeggio, è il suo unico sostegno. Da cinquant’anni a questa parte, i suoi accampamenti costituiscono un punto di riferimento per chi si avventura lungo quel sentiero. Per tutti loro, Silvia ha una parola di affetto o un saluto ironico che rivela la sua natura autentica.

Silvia è “la Pastora del Vallone della Meris”.

Sandro

Sandro è nato a Ceva (CN) nel 1986. Ha studiato e vissuto in Lituania, Colombia, Ecuador, Argentina e Germania.

Autore dei documentari Amazonia 2.0 (Vincitore EtnoFilmFestival di Monselice 2012), ReTurn – or never have left (nell’ambito del Progetto ReTurn, relativo alla migrazione interna dei giovani europei) e del cortometraggio Lettere da Bucarest (vincitore concorso Sguardi Visioni Storie di Lanusei 2014).

Nel 2012 ha pubblicato con EMI il libro Un sindaco fuori del comune. La democrazia partecipativa esiste. Storia di Antanas Mockus, Supersindaco di Bogotà.

Attualmente sta realizzando il progetto giornalistico multimediale Agritools, relativo all’utilizzo delle nuove tecnologie nel settore agricolo in Senegal, Kenya, Uganda e Ghana.

Dottorando in Migrazioni e Processi Interculturali all’Università di Genova, è tra i fondatori dell’Associazione Culturale Geronimo Carbonò. Da 9 anni scrive sul blog Balticman.

Scuole

Tra le priorità dell’avventura di Ilmurrán, c’è il desiderio di dialogo con i più giovani.

Il bisogno di stabilire un’empatia, di dare la possibilità agli studenti delle scuole di confrontarsi con una loro collega venuta da lontano. Leah ha tracciato il suo cammino personale nel solco dell’educazione, e la sua naturale prosecuzione passa attraverso la volontà di lasciare nuovi semi di coscienza.

Per questo motivo abbiamo ideato un formato destinato alle scuole, incentrato sui temi non negoziabili della conoscenza reciproca, dell’integrazione, della sensibilizzazione verso il patrimonio antropologico racchiuso nell’agricoltura.

Il percorso include l’esperienza melodica “Io sono suono”, a cura di Ciro Buttari, musicista ricercatore e autore delle colonne sonore del film, ed è curato da Francesco Di Meglio, educatore ed editor del libro.

Per informazioni e contatti, rivolgersi a geronimocarbono@gmail.com

Press

«Studio e imparo in Friuli per aiutare la mia Africa»

Messaggero Veneto, 15/08/2015

di Giulia Zanello. La storia della 25enne kenyota Leah, da Nairobi a Gemona per seguire i corsi del Lab. «Amo il vostro Paese, ma il continente nero ha bisogno che i suoi figli tornino a casa»...

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Leah, la pastora nomade keniana che studia management per salvare gli animali

Repubblica.it, 22/07/2015

di Carlo Petrini. La storia di Leah Lekanayia, ragazza ventiseienne keniana, del popolo dei Maasai, è un classico esempio di come il 'fare rete' e costruire connessioni tra posti, persone e luoghi lontani possa talvolta aprire scenari inaspettati...

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La maasai e la bergera protagoniste di un libro e di un film

LaStampa, 22/10/2014

di Muriel Bria. Leah Lekanayla, maasai keniana, e Silvia Somà, bergera monregalese: sono le due protagoniste del progetto “Il murràn. Maasai in the Alps”, curato da Sandro Bozzolo con l’associazione Geronimo Carbonò con il contributo di Banco Azzoaglio e Sloww Food...

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Una masai e una pastora sulle Alpi. Un incontro che diventa film

Voci Globali, 25/03/2015

di Antonella Sinopoli. Cos’hanno in comune una giovane masai e una “pastora” delle Alpi? Per saperlo, la giovane masai e la bergera dovrebbero avere la possibilità di incontrarsi, scambiarsi esperienze, imparare a conoscersi. Sembra impossibile o perlomeno irrealistico. Eppure è accaduto. Ed è diventato un film...

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Crediti

Un progetto dell’Associazione Culturale Geronimo Carbonò
www.geronimocarbono.org

con
Leah N. Lekanayia
Silvia Somà
Simone Basso

Regia
Sandro Bozzolo

Soggetto e testi
Din Don Luperia
Leonardo Lacarne
Francesco Di Meglio
Francesca Roatta

Montaggio e sound design
Marco Lo Baido

Musica originale
Ciro Buttari

Fotografia
Sandro Bozzolo

Grafica
Davide Musizzano

Web Design
Giovanni Quattrocolo

Prodotto da
Associazione Culturale Geronimo Carbonò
Parco Alpi Marittime – Ecomuseo della Segale (CN)
Damilano Experience Car


e 25 produttori dal basso:
Banco Azzoaglio
Rifugio Livio Bianco di Valdieri (CN)
I.S.S. “G. Baruffi di Ceva (CN)
Piemonte Movie
Leonardo e Giorgio C. Briata
Alessandra Brenzini
Enrico Gandolfo
Lara Sappa
Piero Lombardi
Carlo Lequio
William Brignone
Sabrina Fenoglio
Renata Aghemio
Adriano Filippi Farmar
Giancarla Alberti
Alessandro Marenco
Rifugio Questa – Flavio Poggio
AOS – Atti O Scene in luogo pubblico
Letizia Revello
Mirta
Enzo Bozzolo
Silvia Garelli
Chiara Di Meglio
Virginia Napoli
Margot Prins